Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

Viaggio della Memoria 2018

Viaggio della Memoria 2018

(di Emiliano Rossi, Rebecca Pangrazi , Eva Muci e Adriano Russo) – Shoah, dall’ebraico “catastrofe” o “distruzione”: pensiamo di conoscere a fondo questo tema. D’altronde sono stati prodotti talmente tanti libri, talmente tanti film sull’argomento che, col passare dei decenni, ci sembra quasi di aver vissuto quella terribile strage insieme alle sue vittime. Eppure, se c’è una cosa che questo viaggio mi ha insegnato, è che non c’è nulla di più sbagliato: non possiamo neanche lontanamente immaginare di comprendere totalmente quello che milioni di persone, ebrei e non, hanno dovuto passare. Non senza calpestare il brullo terreno di Birkenau. Non senza entrare in una spoglia e fredda camera a gas. Non senza vedere con i propri occhi il grottesco cartello “Arbeit Macht Frei” alle porte di Auschwitz e soprattutto, non senza ascoltare con le proprie orecchie le strazianti storie di due persone eccezionali: Sami Modiano e Tatiana Bucci, due dei sopravvissuti allo sterminio che, nonostante il dolore, tornano ogni anno in quei luoghi che sono stati il loro Inferno personale per raccontare quello che gli è successo e quello che è successo ai loro cari.
Il viaggio, lungo e difficile, ha toccato le seguenti tappe:
1. Ghetto ebraico di Cracovia
Appena arrivati in terra polacca siamo stati messi immediatamente davanti a uno degli aspetti più terribili della persecuzione antisemita: la ghettizzazione. Un metodo che, utilizzato nei primi anni di guerra, portava intere comunità, nella maggior parte dei casi totalmente integrate, ad essere recluse in zone specifiche delle città. Reclusione che, silenziosamente, ha iniziato a dividere queste comunità ebraiche, grandi e piccole, dal resto delle città e dei villaggi d’appartenenza, preparando il terreno alla ben più cruenta “Soluzione Finale”.
2. Auschwitz e Birkenau
Nulla può preparare l’anima di una persona ad assistere a una macchina di morte così asettica ed efficiente come quella di Auschwitz o della più grande Birkenau. Due dei sei maggiori campi di sterminio nazisti che, da soli, hanno mietuto più di un milione di vittime. Nel momento in cui si trapassano i loro perimetri di filo spinato si segna un solco profondissimo nella propria esperienza di vita, un prima e un dopo. Le torri di guardia, le baracche, le camere a gas e le macerie dei forni crematori, tutto così terribilmente crudo e tangibile. Il momento più terribile della visita però è senza dubbio quello che ha per protagonisti i racconti di Sami e Tatiana. Racconti che lasciano ben poco all’immaginazione, narrati da due persone che, nonostante gli anni, dimostrano una forza d’animo e una caparbietà commoventi. Perché, nonostante le loro lacrime e i loro volti contratti dallo sforzo e dal dolore del ricordo, è impossibile non notare la loro determinazione nel portare avanti una lotta senza quartiere al nemico più terribile dei nostri tempi: la dimenticanza. Una lotta quella che portano avanti da anni, che ogni volta li costringe a riaprire vecchie ferite e a riportare alla memoria momenti terribili, ancorandoli irrimediabilmente a un passato che non possono e non vogliono lasciarsi alle spalle.
3. Neuengamme
Quella del campo di concentramento di Neuengamme è stata una aggiunta molto significativa all’interno dell’itinerario del viaggio. E’ una esperienza particolare visitare questo campo, apparentemente più “umano” e “sopportabile” dopo l’atroce visione delle bestialità perpetrate ad Auschwitz e a Birkenau. Eppure, facendo attenzione, ci si accorge dell’errore commesso. Neuengamme è solo un altro girone infernale, solo un’altra fabbrica di morte. Forse sprovvista dell’aura di malignità di Auschwitz o della crudezza di Birkenau ma ottima per rappresentare la “Banalità del male” tipica del progetto di sterminio nazista.
Nel momento in cui sono tornato a casa , stremato dal viaggio, mi sono fermato a riflettere. Da solo, senza più i miei compagni di viaggio a farmi forza, mi sono sentito terribilmente solo, incapace di affrontare un simile peso sulla coscienza. Non in grado di sopportare le lacrime, le urla e le paure affidatemi da Sami e da Tatiana. Finché, alla fine, ho capito: non sono da solo in questa impresa; accanto a me, intorno a me, dentro di me, ci sono milioni di ebrei, slavi , Rom, Sinti, omosessuali, invalidi, testimoni di Geova e anti-nazisti,milioni di persone.
Uomini e donne, anziani e bambini, colpevoli di appartenere alla “razza sbagliata” o di avere il Dio sbagliato, l’ideale sbagliato. Colpevoli di essere nel lato sbagliato della storia.
La Shoah è la causa di famiglie spezzate, sogni che non si avvereranno mai, bambini che non diventeranno mai adulti. E a questa ingiustizia non potrà mai esserci rimedio, se non quello di ricordare.
Ricordare i nomi, ricordare i sogni e ricordare le speranze di tutti colori i quali da quei campi maledetti non sono mai usciti. Non permettere che i volti martoriati degli internati diventino pallide ombre, non permettere che le storie gridate dai sopravvissuti si strozzino in sussurri accennati.

  1. Neuengamme:
    Quella del campo di concentramento di Neuengamme è stata una aggiunta molto significativa all’interno dell’itinerario del viaggio. E’ una esperienza particolare visitare questo campo, apparentemente più “umano” e “sopportabile” dopo l’atroce visione delle bestialità perpetrate ad Auschwitz e a Birkenau. Eppure, facendo attenzione, ci si accorge dell’errore commesso. Neuengamme è solo un altro girone infernale, solo un’altra fabbrica di morte. Forse sprovvista dell’aura di malignità di Auschwitz o della crudezza di Birkenau ma ottima per rappresentare la “Banalità del male” tipica del progetto di sterminio nazista.
    Nel momento in cui sono tornato a casa , stremato dal viaggio, mi sono fermato a riflettere. Da solo, senza più i miei compagni di viaggio a farmi forza, mi sono sentito terribilmente solo, incapace di affrontare un simile peso sulla coscienza. Non in grado di sopportare le lacrime, le urla e le paure affidatemi da Sami e da Tatiana. Finché, alla fine, ho capito: non sono da solo in questa impresa; accanto a me, intorno a me, dentro di me, ci sono milioni di ebrei, slavi , Rom, Sinti, omosessuali, invalidi, testimoni di Geova e anti-nazisti …. milioni di persone.
    Uomini e donne, anziani e bambini, colpevoli di appartenere alla “razza sbagliata” o di avere il Dio sbagliato, l’ideale sbagliato. Colpevoli di essere nel lato sbagliato della storia.
    La Shoah è la causa di famiglie spezzate, sogni che non si avvereranno mai, bambini che non diventeranno mai adulti. E a questa ingiustizia non potrà mai esserci rimedio, se non quello di ricordare.
    Ricordare i nomi, ricordare i sogni e ricordare le speranze di tutti colori i quali da quei campi maledetti non sono mai usciti. Non permettere che i volti martoriati degli internati diventino pallide ombre, non permettere che le storie gridate dai sopravvissuti si strozzino in sussurri accennati.
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.