Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

Occupazione al Benedetto da Norcia

Occupazione al Benedetto da Norcia

(Matteo Ippoliti) – E’ il 5 novembre 2017 quando sul cancello dell’istituto scolastico di via Saracinesco campeggia  la scritta “Benedetto da Norcia occupato” . Uno striscione  semplice e molto diretto, dietro al quale si celano una moltitudine di idee, opinioni, emozioni e anche contrasti. Ma soprattutto le speranze di tanti ragazzi che nella loro piccola grande battaglia hanno presidiato gli spazi della scuola sin dalla mattina. Gli studenti del liceo che il giorno precedente avevano aderito con entusiasmo al corteo sotto al MIUR, dopo essersi riuniti in assemblea  e aver votato sulla forma di protesta da intraprendere, infatti, hanno deciso di occupare la scuola.
Un gesto eclatante che hanno annunciato con un comunicato nel quale venivano espresse le loro motivazioni, prima fra tutte una forte critica all’alternanza scuola lavoro – una delle novità introdotte con la legge 107, la Buona Scuola -, riforma che si pone l’obbiettivo di ridurre la distanza tra gli studenti e il mondo del lavoro, ma che è stata oggetto di forti critiche e di proteste che durano ormai dalla proposta di legge, da parte di chi la scuola la vive quotidianamente. Tra questi Elisa, una ragazza alla quale daremo un nome di fantasia per garantirne l’anonimato. “Noi ragazzi di quinto due anni fa ci siamo trovati improvvisamente costretti a completare le duecento ore di alternanza scuola lavoro, e l’intera organizzazione è stata a carico dei nostri docenti tutor. La nostra protesta non è affatto rivolta a loro, che si sono anzi adoperati per rendere i nostri percorsi di alternanza interessanti, ma critichiamo proprio il provvedimento per come è stato concepito. Crediamo che parlare di inserimento nel mondo del lavoro a ragazzi di 17 anni sia pretestuoso, per non parlare di tutte quelle situazioni , fortunatamente estranee alla nostra scuola, ma comunque numerose, in cui gli studenti diventano manodopera gratuita a disposizione delle grandi aziende”.
La giornata al “Bdn occupato “ inizia con un’assemblea mattutina, in cui gli studenti pianificano le attività da svolgere, i turni del servizio d’ordine e si organizzano per la notte successiva. Il clima è di grande socialità ed entusiasmo, specialmente nei primi giorni, quando l’incontro tra studenti di classi ed età diverse contribuisce a unire ancora di più i ragazzi tra loro e a risvegliarne le coscienze. Nel corso dei giorni però i corsi di attività culturali che erano originariamente stati pensati sembrano non decollare, anche a causa della partecipazione che, soprattutto nelle ore serali, diminuisce sempre di più .
Le opinioni tra gli studenti sono contrastanti, c’è chi la porta avanti con dedizione e ci crede fino in fondo, chi la considera l’ennesima occasione per saltare ore di studio, chi crede che come tipo di protesta sia ormai anacronistica e che servano nuove risposte, chi paradossalmente è in difficoltà proprio con le ore di alternanza e si trova costretto a non poter aderire… Questa la testimonianza di Marco, anche lui dell’ultimo anno del liceo classico: “Pur condividendo in parte le motivazioni della scelta, non credo che l’occupazione possa rappresentare una soluzione… Ho partecipato in passato, ma quest’anno mi sono dichiarato contrario perché ritengo che perdere altre preziose ore di lezione sia stata una scelta poco condivisibile”.
A un certo punto nella palestra della scuola appare un secondo striscione, “Pochi ma buoni “, che ironizza la situazione accompagnando i ragazzi alla fine dell’occupazione. Un tentativo di sentirsi artefici del proprio destino, da parte di una generazione che quest’anno vivrà sulla propria pelle per la prima volta il nuovo esame di maturità, figlio proprio della Buona Scuola.

riceviamo e pubblichiamo la replica di un docente ai due articoli relativi all’occupazione del Liceo benedetto da Norcia

Sull’occupazione della scuola: un commento critico di un docente

A seguito della pubblicazione di due articoli, rispettivamente di Matteo Ippoliti e di Emiliano Rossi, aventi ad oggetto l’occupazione della sede centrale del liceo Benedetto da Norcia svoltasi nel mese di novembre, abbiamo ricevuto in redazione l’opinione di un docente, precisamente il prof. Francesco Sirleto, il quale, dopo aver rilevato che “… gli articoli di Ippoliti e di Rossi, che assomigliano moltissimo ad una Apologia a posteriori di un evento che continuo a ritenere sbagliato, appaiono a notevole distanza di tempo dal fatto. Non se ne capisce quindi il nesso con l’attualità (siamo a pochi giorni dalla conclusione dell’anno scolastico, in un periodo in cui gli studenti, soprattutto quelli dell’ultimo anno, hanno ben altro di cui preoccuparsi), ma ciò che veramente colpisce è la mancanza di qualsiasi nota autocritica sull’esperienza effettuata. Mi aspettavo, infatti, che Ippoliti e Rossi, che sono ragazzi dotati di grande senso di responsabilità, non nascondessero nei loro scritti quegli aspetti e quelle conseguenze dell’occupazione che hanno costituito un notevole danno per il patrimonio tecnologico della scuola. Inoltre essi avrebbero dovuto, riflettendo su quelle conseguenze, prendere atto che qualcosa, nell’apparato organizzativo (leggi: servizio d’ordine) dell’evento, non ha funzionato. Proprio queste carenze, con tutta probabilità, hanno fatto sì che nello striscione finale comparisse la scritta Pochi ma buoni. Quando si rimane in pochi – conclude il prof. Sirleto – ci si può anche consolare pensando a se stessi come ai migliori (un’opinione sulla quale gli altri, i non migliori, potranno non essere sicuramente d’accordo), ma in questo modo ci si isola e si rinuncia ad incidere sulla realtà, quella dura e spiacevole realtà che, almeno nei buoni iniziali propositi, si voleva cambiare e che è possibile modificare soltanto quando si è in molti”.

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