Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

Nuove pietre d’inciampo 2020 a Centocelle

Nuove pietre d’inciampo 2020 a Centocelle

(Elisa Cammarano, Ludovica Ciferri, Alessandra D’Aloisi) – Nella giornata del 14 gennaio si sono aggiunte alla lista del progetto artistico delle Stolpersteine, due nuove pietre d’inciampo nel quartiere di Centocelle, dopo le quattro già posate lo scorso anno il 16 gennaio, tre nel quartiere di Tor Pignattara, una proprio a Centocelle. Se eventi del genere sono realizzabili, bisogna ringraziare il progetto nato dall’ingegno e dalla sensibilità dello scultore tedesco Gunter Demnig, e dall’iniziativa portata avanti nella nostra zona dall‘Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauria.

Da giovedì rimarranno “incisi” i nomi di due fratelli, Spartaco ed Italo Pula, sulle strade della loro quotidianità e davanti alle loro rispettive abitazioni (via Ceccano 13 e via Ceprano 18), ma soprattutto, nei cuori dei loro familiari e nella memoria di chi ne porterà avanti il ricordo.

Familiari, amici, ragazzi, l’Anpi di Centocelle, e persino bambini, si sono infatti uniti per assistere all’installazione di questi “tasselli della memoria“: si parla di momenti in cui si alternavano contemplazione e commozione per i sentimenti che riemergevano, felicità per il canto dei bambini e la curiosità che si leggeva nei loro occhi, ma non si presentava alcuna traccia di tristezza; mentre la sensazione che ha pervaso noi tutti è stata una sola: quella di voler ricordare.

I due giovani di cui queste due pietre porteranno il nome, ma soprattutto il ricordo, Spartaco e Italo Pula, nacquero entrambi a Velletri (Roma) rispettivamente nel 1915 e 1919. Vissero a lungo nella borgata di Centocelle, nella zona più vecchia che sorge attorno alla stazione Casilina, e furono attivi nella resistenza nelle fila del Partito d’Azione. L’uno fabbro e l’altro verniciatore, parteciparono a vari eventi politici e bellici che si verificarono nei mesi che vanno dal settembre 1943 fino alla loro morte, avvenuta alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Si ricorda soprattutto la loro attività, che fu molto importante: si concentrava infatti sul recupero del materiale bellico presente nella zona, soprattutto nei forti (Prenestino e Casilino) e nella zona dell’aeroporto di Centocelle, materiale che veniva poi riutilizzato per attentati contro i tedeschi.

Furono entrambi arrestati il 12 gennaio del 1944 dalle SS tedesche; detenuti nel carcere di via Tasso e in quello di Regina Coeli (III braccio tedesco) furono condannati dal Feldgericht (Tribunale militare di guerra) a pene detentive varianti da 1 a 15 anni. Furono poi uccisi il 24 marzo seguente, nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Le prime Stolpersteine furono posate nel 1995, e da allora questo progetto è stato portato avanti in tutta Europa, contando ad oggi oltre 25.000 pietre d’inciampo sparse in tutto il continente. A Roma però l’iniziativa è arrivata relativamente tardi: infatti le prime pose risalgono al 2010, ormai dieci anni fa, con l’inaugurazione di quelle a Monteverde, per onorare la memoria e il valore della famiglia di Pietro Terracina, unico sopravvissuto di sette morti. Da quel giorno si è continuato ad installare sempre più pietre, fino ad arrivare alle ultime due, posate per l’appunto giovedì scorso. Soltanto nel 2018 ne vennero posate tre, per Giordano Sangalli, Paolo Angelini e Carlo Camisotti, mentre nel 2019 ricordiamo quelle per Guerrino Sbardella, Ottavio Capozio, Antonio Roazzi e Paolo Renzi.

La giornata di giovedì è stata però teatro non solo di commozione e di felicità, ma purtroppo anche di polemica. Di fatto, alcune signore presenti alla cerimonia, hanno espresso i loro pareri riguardo la pietra d’inciampo posata nella scuola Pisacane in memoria del bambino proveniente dal Mali, annegato con la propria pagella cucita sui vestiti, ritenendo non opportuno dedicare tale riconoscimento ad un profugo, dato che, a detta loro, questo dovrebbe essere esclusivamente per i partigiani o comunque per i martiri della lotta antifascista.

Al contrario, lo scopo dell’iniziativa non è solo un mero ricordare chi non c’è più, ma è soprattutto un invito metaforico alla riflessione. E la riflessione, in tempiduri come sono questi che stiamo vivendo, dove sembra essere sempre più vicina la possibilità di una guerra, è sicuramente di vitale importanza. Non bisogna solo ricordare chi è caduto in passato, per quanto la Memoria sia importante, perché questo da solo non basta: bisogna ricordare anche e soprattutto i caduti dell’odierno clima di paura, odio e intolleranza. Bisogna lanciare un messaggio: la storia si sta ripetendo, e purtroppo non nel senso positivo del termine. È quindi importante continuare a diffondere quanto più possibile questa iniziativa, sperando di diffondere allo stesso tempo un po’ di speranza per un futuro migliore.

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