Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

Movimento studentesco, giornali d’Istituto e riforma scolastica nel ’55

Movimento studentesco, giornali d’Istituto e riforma scolastica nel ’55

(Giulia Carlini) – La primavera del 1955 vide fiorire all’interno delle scuole superiori un nuovo fermento culturale, che diede vita a una prima forma del movimento studentesco che sarà poi protagonista del ‘68. Per comprendere in modo più approfondito le cause scatenanti questo fenomeno, è di fondamentale importanza avere chiaro il quadro politico e storico di quegli anni.
L’Italia del secondo dopo guerra doveva ricostruire non solo l’economia e le strutture materiali di un Paese, ma anche e soprattutto la sua società e la sua identità culturale. Il visconte dimezzato di Calvino fotografa metaforicamente la lacerazione degli uomini e la contraddizione della società di quel tempo, Medardo è l’uomo comune che trova in sé una scissione tra bene e male, concetti che rischiano di rimanere astratti in quanto è difficile attribuire a ciascuno una realtà tangibile, su questo dualismo però si comprende la storia del secondo dopoguerra.
Due erano le date che avrebbero dovuto cambiare gli assetti politici e di conseguenza anche sociali dell’Italia: 2 giugno ’46 e 1 gennaio ’48. La prima segnò la scelta tra la repubblica e la monarchia. Il risultato del referendum rappresenta questa dicotomia: “La monarchia era in Italia l’istituzione che rappresentava la stasi, la repubblica era lo sbocco istituzionale del movimento. La monarchia era il simbolo del compromesso aristocratico-borghese-democratico, la repubblica era una carta bianca. La monarchia era il noto, la repubblica l’ignoto ed un concentrato di dubbi: speranze e paure.”*
La seconda data, che con l’emanazione della Costituzione sarebbe dovuta coincidere con un cambiamento radicale della scuola italiana, si rivelò al contrario evidenziare un grave anacronismo. Mentre la vita è tanto cambiata in questi ultimi anni, la scuola è rimasta ferma, immobile (atti II convegno – prof. Petronio).
Infatti mentre la Costituzione sanciva tra le tante, la libertà di insegnamento (art. 33, comma 1) ed il diritto di frequentare la scuola senza discriminazioni (art. 34 comma 1), i retaggi conservatori erano impegnati ad attuare nella quotidianità tutto il contrario. Il problema consisteva dunque nell’aver superato soltanto da un punto di vista giuridico e non ancora di pensiero condiviso, gli ormai obsoleti modelli educativi. Emblema dell’istruzione pre-riforma era la figura di Mussolini, rappresentato mentre teneva in mano contemporaneamente un libro ed un moschetto, a simboleggiare un insegnamento dogmatico e impositivo. Al contrario i movimenti studenteschi del ’55 erano protesi verso l’innovazione, verso un’istruzione più aperta.
Gli studenti sperimentavano ora la possibilità di sognare un nuovo futuro non più imposto, ma scelto e messo in atto da loro stessi! In seguito alla circolare Ermini, che voleva censurare i giornali d’Istituto, del 27.12.54, le realtà studentesche delle singole scuole sentirono l’impellenza di coordinarsi per far fronte a quell’ingerenza alla censura del Ministero della Pubblica Istruzione. Viene perciò convocato un convegno della stampa e delle associazioni studentesche attorno al tema principale della difesa del movimento autonomo degli studenti medi e della stampa. A testimonianza dell’obiettivo di instaurare una formativa collaborazione con il corpo docente ed un rispetto reciproco, il 7-8 Aprile 1955 parteciparono attivamente entrambe le realtà scolastiche. Ciò che era nato con il solo intento di reprimere le iniziative di espressione e al contempo di limitare la libertà di insegnamento, si rivelò in poco tempo essere la scintilla di una più consapevole coscienza culturale e successivamente anche politica. Purtroppo però nella società degli anni Cinquanta questi intenti erano facilmente travisati come mera critica, per altro infondata dalle istituzioni e alle autorità precostituite. Esempio tra tanti era stata la pubblicazione in quei frangenti di un articolo sul Corriere della Sera, in quest’ultimo, dietro il tono scettico e sarcastico, si celava la paura provata dagli organi costituiti nel vedere una nuova realtà coesa per un unico scopo come fece notare nel suo intervento la studentessa Paola Cappelli). Parole cardine per gli studenti nel Convegno erano quindi: rottura ed autonomia, strettamente connesse tra loro anche a livello pratico; infatti il mancato raggiungimento dell’uno non rendeva possibile l’attuazione dell’altro e viceversa. Il movimento voleva avere infatti una funzione educativa e formativa, superando perciò la sterile emulazione ed i limiti di classe e di partito, il P.C.I. sostanzialmente fu il coinvitato di pietra. Ed ancora: I giornali devono occuparsi di politica? Questa una delle tante domande che accompagnarono le innumerevoli proposte ed il grande entusiasmo di quegli anni. Essi si decise nel Convegno dovevano essere il più possibile apolitici ed oggettivi, non avulsi dalle ideologie, ma liberi dagli schieramenti: era utile e necessario impostare certi temi politici generali la cui discussione potesse contribuire a chiarire agli studenti alcuni problemi.
Attraverso il movimento studentesco si diffonde una diversa idea della scuola, che consisteva nel creare sia un termine di riforma da cui non si possa prescindere, sia la coscienza dell’inadeguatezza della scuola. L’approfondimento e lo studio delle tematiche sociali e politiche necessari per uno spirito critico verso i programmi didattici, aveva come obiettivo che ogni studente fosse responsabile nella scuola, divenendo così un soggetto attivo. Diverse sono state le iniziative concrete di carattere tecnico legate alle situazioni immediate e locali: nei giornali d’Istituto furono inseriti sport, il cinema che offrirono la possibilità di ampliare finalmente gli orizzonti della scuola italiana. L’insegnamento chiedevano gli studenti doveva essere venne proposto con nuovi mezzi, per nulla convenzionali al tempo. Inoltre, tramite il mercatino dei libri, si ebbe la possibilità di ribadire inadeguatezza e l’esosità dei prezzi imposti per l’acquisto dei libri di testo. Intento degli studenti quindi non era portare avanti soltanto proposte innovative, ma anche far fronte ad ogni tipologia di abuso istituzionale come era considerata la circolare Ermini. Così tutte le associazioni del movimento studentesco si mobilitarono per limitare e, dove possibile, sconfiggere la censura: tenaglia che aveva, già in tempi passati, ostacolato terribilmente la cultura e la conoscenza. I libri di testo erano spesso inadatti alla loro funzione, non solo sorpassati e reazionari, ma anche imprecisi. Compito del movimento studentesco era quello di affrontare concretamente il problema, proponendo nuovi testi (II convegno – Lucio Montanaro).
Molte delle novità richieste nel ’55 sono oggi diventate l’ordinarietà dei fatti, in quegli anni erano nati gli organi collegiali, così come la possibilità aperta anche agli studenti tecnici di accedere alle università.
Per concludere, possiamo prendere in esame la terza mozione del convegno, respinta con un solo voto favorevole. Questa enunciava la necessità di creare un Comitato Centrale (unico in tutta Italia) e vari Comitati regionali che organizzassero e coordinassero i movimenti studenteschi. Probabilmente gli studenti, sentendo ancora come minaccia il fantasma delle istituzioni spesso ingerenti e di partito, vedevano minare ancora una volta la loro libertà di espressione. In realtà queste associazioni erano di per sé proficue e volte ad organizzare lo sviluppo necessario degli ideali per i quali erano sorte. D’altra parte i tempi non erano ancora maturi per poter attuare un cambiamento così radicale, affinché il movimento studentesco si incontrasse e scontrasse con le forze politiche “storiche”, cioè i partiti nazionali cosa che sarebbe avvenuta in seguito con le lotte studentesche del ’68. Enrico Compagner in un suo intervento, sostiene che gli articoli di giornale non siano ancora sinceramente sentiti dall’autore stesso, che li ripete piuttosto per dovere che per convinzione…
La battaglia culturale per il rinnovamento della scuola disponeva ora dei suoi fondamenti, ma era necessario, e tuttora lo è, sconfiggere il pessimismo studentesco originato dal voler ottenere risultati immediati ad ogni singola azione!

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