Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

L’orrore del femminicidio e della violenza contro le donne

L’orrore del femminicidio e della violenza contro le donne

(Michele Abdel) – Il triste fenomeno dell’uccisione di una donna, da parte di un uomo, per ragioni basate solo sul genere, è purtroppo un fenomeno ancora troppo diffuso. Le statistiche in nostro possesso non sono incoraggianti, considerando anche numerosi fatti di cronaca che provocano quotidianamente lo sconcerto di tutti. Parlare di femminicidio tuttavia non significa solo limitarsi a discutere degli estremi casi di uccisione di un essere umano di genere femminile, ma più in generale riflettere su tutti i fenomeni di violenza esercitata sistematicamente da alcuni uomini sulle donne, in nome di una presunta superiorità fisica e sociale, che pretenderebbe di annientare le libertà delle donne, fino a ridurle in schiavitù. Spesso si stratta di violenze fisiche, ma ancor più spesso queste sono sostituite o addirittura associate a violenze psicologiche. I dati che abbiamo rivelano paradossalmente che il più delle volte le donne vittime di femminicidio e/o di violenza fisica e psicologica, debbano temere non da sconosciuti, ma proprio da quell’ambito familiare che invece dovrebbe rappresentare per loro un porto sicuro. Da più parti si formulano delle generalizzazioni grossolane circa la pericolosità dell’estraneo, di colui che viene da altrove, inteso come unico possibile rischio. La realtà è orribilmente diversa: è proprio nel nucleo familiare che spesso avvengono gli eventi più drammatici. Le conquiste sociali delle donne, nella nostra società, sono abbastanza recenti e sono iniziate gradualmente a partire dal secolo scorso, con una forte accelerazione avutasi nel corso degli anni settanta. Tuttavia sembra che, nonostante il cammino percorso, i casi di anacronistica subordinazione della donna, siano ancora troppo numerosi e solitamente legati a situazioni in cui è messo in discussione il controllo assoluto maschile. Alla base dei drammatici fatti di cronaca ci sarebbe allora non una fragilità femminile, ma una debolezza maschile, nel caso in cui taluni maschi non si percepiscano più come dominanti e non riescano a costruire un rapporto paritario con la propria partner.

Se abbiamo bisogno di un cambiamento allora, deve essere un cambiamento radicale e culturale, a partire dalla base stessa della famiglia e delle relazioni tra individui. L’uomo deve comprendere che il proprio successo e la propria felicità sono inevitabilmente legati alla collaborazione con l’altra metà del cielo, la quale, più che di protezione, ha bisogno di rispetto. Gli uomini più deboli devono capire che la donna non è un individuo intenzionato a minare il ruolo maschile, ma al contrario, a completarlo, ad accrescerlo, ad arricchirlo. Ciò potrà avvenire solo quando avremo compreso e attuato il più totale rispetto verso tutte le donne, siano esse madri, sorelle, mogli o amiche. È il ruolo femminile nella nostra società che deve essere riconosciuto e maggiormente valorizzato, anche in ambito lavorativo. La parità tra uomo e donna implica anche il fatto che si debbano dare alle donne le stesse possibilità di successo che gli uomini hanno. In Italia attendiamo ad esempio ancora con ansia che una donna possa diventare Primo Ministro o Presidente della Repubblica. Quello sarà un traguardo molto significativo nella lotta contro le ingiustizie e le violenze perpetrate contro le donne, che sono l’altra metà del nostro cielo.

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