Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

La periferia romana, scenografia per il grande cinema

La periferia romana, scenografia per il grande cinema

(Emanuele Andreacchio) – Il 28 gennaio, durante i festeggiamenti per il neo-cinquantenne liceo Benedetto da Norcia, abbiamo avuto il piacere di ascoltare il professor Pietro Masciullo, critico cinematografico, scrittore e docente di Cinema contemporaneo presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Tra momenti di nostalgia per la Roma di un tempo (scenografia di film come “Accattone” di Pasolini o “Roma città aperta”  di Rossellini) ed attimi di mera spiegazione didattica e ricerca di critiche costruttive all’attuale sistema di pubblicità cinematografica, il professore è riuscito a mantenere l’attenzione dei suoi interlocutori, molto attivi, per tutta la durata della conferenza. Si è parlato di cinema di periferia e di come esso sia mutato nel corso del tempo anche grazie alla perenne ed instancabile crescita territoriale ed economica. Per risalire ad una delle prime testimonianze del cinema di periferia dobbiamo spostarci di circa 100 anni e migliaia di chilometri, fino ad arrivare ai primi film western americani, sinonimi di evasione dai centri urbanizzati e di civilizzazione di nuove terre. In Europa, però, il concetto di grande centro urbano è molto più antico e con esso il significato morale di periferia, collegato da sempre a due obiettivi chiari per quanto riguarda il cinema. Il primo è quello della testimonianza del reale. Il cinema esce da casa sua, va fuori dai grandi set cinematografici come Cinecittà per toccare con mano quartieri di periferia e le difficili situazioni in cui i cittadini sono costretti a vivere nell’ultimo baluardo di civilizzazione, nell’ultima frontiera romana oltre alla quale non c’era alcun tipo di urbanizzazione. Il secondo degli obiettivi sovra citati è quello di creare nuovi immaginari, in maniera molto simile ai primi western americani, ovvero la ricerca di nuovi lidi mitizzando luoghi e facendo in modo che dalla testimonianza del reale si passi alla creazione di storie totalmente originali ed inedite. Negli ultimi anni, film come “Lo chiamavano Jeeg Robot” o “Non essere cattivo” oltre a serie televisive come “Romanzo Criminale”sono riusciti a fondere questi due elementi. La conferenza si chiude con un dibattito sui nuovi metodi di pubblicità cinematografica; la massa è attirata dal prodotto che vende e non bada alla qualità di esso. La televisione e la radio accentrano l’attenzione dell’osservatore su un’elite di film non dando visibilità all’enorme massa di pellicole che finiscono inevitabilmente per non vendere. Salutando i nostri lettori, approfittiamo per dare un sincero ringraziamento al professor Pietro Masciullo per la sua cortese e sincera disponibilità.

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