Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

Ettore e la sua eredità a quattro anni dalla sua scomparsa

Ettore e la sua eredità a quattro anni dalla sua scomparsa

(Francesco Sirleto) – Quattro anni fa, esattamente il giorno dopo aver appreso della sua inaspettata e repentina scomparsa, scrissi un “Ricordo di Ettore Ranalletta” che, nella sovrabbondanza e nel coacervo di dolorose emozioni provocatemi dalla morte dell’amico, cercava soprattutto di evidenziarne gli aspetti caratteriali ed esistenziali, mentre ben poco spazio veniva concesso all’opera e all’eredità che Ettore lasciava al territorio. Mi soffermavo, infatti, sulla sua curiosità, sulla generosità e sul fatto, molto singolare a dire il vero, dell’avere egli trasformato la sua vita (o almeno gli ultimi anni di essa) in un continuo esperimento, la cui posta in gioco era costituita dallo strenuo tentativo di superamento del “limite” naturale posto ad ogni umana esistenza. Ora, trascorso abbondante tempo e avendo sufficientemente messo a fuoco, dopo l’essere, anche l’agire (ciò che egli ha fatto e operato), è possibile a mio avviso abbozzare un primo bilancio della sua “eredità”. Partiamo innanzitutto dalla sua creatura prediletta: Viavai; esso continua a vivere e a suscitare l’interesse di migliaia di persone che abitualmente lo leggono, soprattutto nella tradizionale versione cartacea. E’ senz’altro un fatto positivo poter disporre di un organo che informi regolarmente su ciò che accade nei nostri quartieri e sulla loro storia e sulle loro memorie. Circa vent’anni fa, quando il periodico cominciava a muovere i suoi primi passi, nessuno avrebbe scommesso neanche una piccola somma sulla sua longevità. Se pensiamo ai molti giornali locali che, allora, si pubblicavano nella Capitale e alla loro breve e stentata vita, possiamo considerare un miracolo la sopravvivenza di Viavai? No, che non è un miracolo, bensì piuttosto il frutto dei grandi sacrifici e del durissimo lavoro prodotto da Ettore e dai suoi valorosi collaboratori e collaboratrici. E tuttavia, come non stupirsi del suo robusto radicamento in quartieri come i nostri (Torpignattara, Pigneto, Gordiani, ecc.), dove il disincanto e il cinismo si tagliano ormai a fette? Connessa alla presenza di Viavai, vi è senz’altro da considerare l’accresciuta e più diffusa attenzione nei confronti della storia e della valorizzazione del territorio, ciò che Ettore chiamava “il rilancio della periferia”; quell’attenzione che, anche grazie alla sua opera, viene tributata nei confronti dei suoi problemi urbanistici (strade, verde, servizi, mobilità e trasporti), sociali (immigrazione, disoccupazione giovanile e nuove povertà), culturali (le molteplici esperienze artistiche, espressive, musicali, ecc.). Sono le innumerevoli iniziative, poste in essere da una moltitudine di soggetti e associazioni a livello locale, che fanno sì che i nostri quartieri non siano soltanto degli anonimi e squallidi “dormitori”. Se il nostro territorio rimane ancora, nonostante tutto, un tessuto di esperienze “umane”, nel senso più alto del termine, ciò si deve al contributo di figure strane e originali come Ettore, che hanno sempre combattuto contro l’avanzare e l’imperversare dei “non-luoghi”, contro l’omologazione delle persone e la loro riduzione a semplici consumatori e avventori di centri commerciali, per la riscoperta di un passato ricco di storie, di narrazioni, di avventure, di vittorie e di sconfitte; riscoperta di un passato al fine di costruire e consolidare un’identità di comunità (non come qualcosa di fisso e immutabile, ma come organismo vivente e perciò in continua trasformazione), nella quale tutti potessero riconoscersi, pur nelle diversità e differenze. E’ proprio nel contributo offerto generosamente a questo “tessuto”, che ritengo possa riconoscersi la più autentica eredità di Ettore. Credo, quindi, che non soltanto i suoi amici abbiano il dovere di ricordare con gratitudine Ettore Ranalletta, ma anche l’intera comunità dei quartieri del V Municipio, comprese le Istituzioni elettive. Perché allora non pensare ad una ricorrenza, o meglio ad un evento annuale (un premio di poesia o di giornalismo, una mostra di pittura o di fotografia, un festival di musica popolare o quant’altro) nel quale siano coinvolte soprattutto le scuole. Un evento che possa mantenere vivo il ricordo di Ettore Ranalletta e trasmetterlo alle future generazioni, quelle generazioni sulle quali graverà l’onere, ma anche l’onore, di impedire il degrado di quell’identità civile e umana che i nostri quartieri hanno acquisito in circa un secolo di storia.

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