Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

Chi salva una vita dal mare salva sé stesso e il mondo

Chi salva una vita dal mare salva sé stesso e il mondo

( Michele Abdel) – La parola solidarietà è definita dal dizionario della lingua italiana come l’essere solidale con altri, il condividerne le idee, i propositi e le responsabilità. In senso più ampio, su un piano etico e sociale, è un rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità. Tra la definizione teorica e la realtà pratica ci può essere tuttavia un certa distanza, in funzione soprattutto della duplice funzione di questo valore. Essere solidali presuppone sempre una condizione di bisogno da parte di qualcuno che viene alleviata da chi gli è vicino. È dunque un sentimento che nasce da un momento di sofferenza, che può essere superato in alcuni felici casi grazie al sostegno fornito da chi si dimostra veramente umano e amico, ma in altre situazioni potrebbe purtroppo non essere superato.

La prima circostanza è la più lieta, perché genera gioia in entrambe le persone: chi aiuta e chi viene aiutato. Il primo individuo ha la soddisfazione di donare serenità e di riscoprire il vero senso profondo della vita: il bene di chi gli è vicino. L’uomo è un animale sociale, secondo la definizione aristotelica, perciò manifesta al meglio l’empatia sottesa alla sua natura, proprio attraverso il supporto dato a chi ha bisogno. Il secondo individuo scopre che nulla è perduto, che ha accanto una perla inestimabile: un vero amico.

Purtroppo in taluni casi la difficoltà che la persona bisognosa di aiuto manifesta, non viene superata, questo nonostante lo sforzo e l’impegno da ambo le parti. È la situazione più drammatica, poiché viene vissuta come una sconfitta da tutti e due. Si assapora il dolore, la rabbia, la tristezza, ma rimane sempre una gioia: quella della condivisione. Il dolore non scompare, ma affrontato insieme ad un amico solidale è certamente più sopportabile, più vivibile. Diventa addirittura occasione per comprendere meglio se stessi, la vita e i propri limiti. Non siamo chiamati sempre alla vittoria e al successo, siamo invece chiamati al tentativo tenace di superare le difficoltà.

Una foresta era in fiamme, tutti gli animali cooperavano in modo solidale per contribuire ad attingere l’acqua dal vicino fiume, dai più grandi ai più piccini. L’elefante, orgoglioso di poter trasportare con la sua proboscide una grande quantità di acqua, osservava il piccolo colibrì, che con il suo minuto becco ogni volta riusciva a trasportare solo una goccia d’acqua per spegnere l’incendio. Il pachiderma schernì l’uccellino, definendo inutile il suo tentativo. Il saggio colibrì tuttavia gli ricordò che anche lui stava facendo la sua doverosa parte e quindi il suo supporto era fondamentale quanto quello degli altri animali. Non è importante avere successo sempre e dimostrarsi infallibili, è invece importante contribuire secondo le proprie possibilità. Alcune volte, davanti alle tragedie e al dolore di chi abbiamo accanto, siamo noi per primi che ci troviamo in imbarazzo, non sapendo come fare e che cosa fare per aiutarlo a superare quel brutto momento. È proprio allora che non dobbiamo spaventarci, non dobbiamo rinunciare a causa della paura di fallire, ma buttarci con serenità nel tentativo di essere solidali con la persona che ha bisogno di noi. Seppure non dovessimo giovare a nulla, almeno avremmo portato la nostra presenza, la nostra parola, il nostro sguardo, che è di per sé un sollievo simile all’acqua su un catastrofico incendio. Se non possiamo togliere il peso dalle spalle di un amico, possiamo almeno tentare di portarlo con lui: quattro mani saranno sempre più forti di due sole.

Oggi sono diverse le associazioni che aiutano chi ha più bisogno: dai vecchi ai giovani, dagli esseri umani agli animali, tutti coloro insomma che hanno necessità di un braccio teso a cui aggrapparsi. Non dobbiamo mai rinunciare a tendere quel braccio verso chiunque. Nessuno deve sentirsi emarginato, solo, diverso dagli altri. La diversità di chi è in difficoltà non deve farci paura, non possiamo chiuderci nel nostro egoismo, nella nostra rocca sicura.

Oggi assistiamo anche all’arrivo di molti disperati, in lacrime, che supplicano il nostro aiuto. Certo, non possiamo rinunciare alla legalità, è doveroso accogliere chi non ha intenzioni malvagie, ma questo non deve farci dimenticare il dovere che abbiamo di mantenere tesa la nostra mano della solidarietà. Nessuno deve sentirsi abbandonato, nessuno deve essere lasciato nel mare burrascoso delle sue angosce e della tragedia che sta affrontando. Chi salva anche una sola vita dal mare del dolore, anche con una sola parola di conforto, salva se stesso e il mondo.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.