Il Sanpietrino giornalino degli studenti del Liceo Benedetto da Norcia

Aldo Moro, la CIA aveva paura del Compromesso storico

Aldo Moro, la CIA aveva paura del Compromesso storico
Aldo Moro, la CIA aveva paura del Compromesso storico

(di Luca Ribustini) – Il 16 marzo 1978 la Fiat 130 che trasportava Aldo Moro, dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei Deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e Via Stresa. Gli uomini delle BR uccisero, in pochi secondi, i 5 uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Dopo una prigionia di 55 giorni nel covo di via Montalcini le Brigate Rosse decisero di uccidere Moro: lo infilarono dentro una macchina, lo coprirono con una coperta dicendogli che avevano intenzione di trasportarlo in un altro luogo. Una volta sistemato nella macchina, gli spararono dieci proiettili uccidendolo. Il corpo di Aldo Moro fu ritrovato il 9 maggio nel portabagagli di un’automobile Renault 4 rossa a Roma, in via Caetani, una strada situata tra Piazza del Gesù, sede della DC, e via delle Botteghe Oscure sede del PCI. E’ opportuno ricordare la presunta “impreparazione” delle istituzioni di fronte all’attacco delle BR, candidamente ammessa nel 1992 dall’allora capo della Polizia Vincenzo Parisi quando confessò che la “gestione del sequestro Moro fu condotta in modo artigianale e non adeguata alla situazione“. Così come torna alla memoria la vicenda del covo di via Gradoli. Il nome di questa strada emerse nella famosa seduta spiritica cui prese parte, tra gli altri, anche Romano Prodi, e che venne immediatamente associata al paesino sul lago di Bolsena, dove si svolsero le ricerche, e non alla via Gradoli covo del brigatista Mario Moretti. Quando la vedova Moro in quei giorni drammatici chiese perché non si cercasse una strada a Roma che avesse quel nome, la risposta che ebbe, fu: “non c’è nelle pagine gialle“. L’elenco delle incongruenze e dei dubbi è lunghissimo e non v’è spazio per ripercorrerlo tutto, ma oggi desidero soffermare l’attenzione su un documento, declassificato, che ho trovato negli archivi della CIA. Il documento in questione è del 2 giugno 1976, due anni prima del rapimento dello statista democristiano e nel pieno dell’ipotesi politica del Compromesso storico di Enrico Berlinguer e  di Aldo Moro. Ma il 1976 è anche l’anno in cui Berlinguer apre alla NATO che tuttavia continua a non considerare il PCI un partito democratico. Rientra in questo clima l’attacco durissimo portato dai membri del G8 al PCI in occasione del summit tenutosi a Portorico in quell’anno. Vernon A. Walters, vicedirettore della CIA, scrive un memorandum e lo indirizza a George H.W. Bush, – futuro presidente degli Stati Uniti – nominato direttore della CIA il 30 gennaio dello stesso anno. Walters esordisce manifestando il suo disaccordo con NSSM 242 (forse il nome in codice di un agente della CIA di stanza in Italia – ndr) che aveva inviato un’analisi sulla situazione politica italiana assolutamente priva, secondo Walters, di fondamento e realismo. Ma il vicedirettore della CIA rivolge dure critiche anche alla politica americana nei confronti dell’Italia scrivendo senza mezzi termini che “la politica degli Stati Uniti verso l’Italia si basa sul falso presupposto che il PCI è solo un altro partito con gli stessi problemi ideologici e disciplinari di altri partiti democratici” e che, prosegue Walters, “i comunisti non vogliano prendere il potere in Italia, o che si sentano impreparati a farlo“. Walters avverte che non c’è esempio nella storia dell’occidente, e non solo, di un partito comunista che non abbia voluto prendere il potere e, aggiunge Walters, se lo prendono e le cose non vanno bene, certo non indiranno nuove elezioni, facendo con ciò intendere lo spirito intimamente dittatoriale dei comunisti. Ma, forse, uno dei passaggi più significativi del memorandum, è quando Walters scrive di ritenere assurda l’idea secondo la quale uno degli obiettivi del Compromesso storico di Berlinguer fosse quello di inibire la nascita di un governo di sinistra così come l’affermazione secondo la quale il PCI si sentisse impreparato ad assumere responsabilità di governo. Niente di più falso secondo Walters: il PCI non solo era pronto a prendere il potere ma aveva anche i numeri per farlo e, per questo, gli americani e il mondo libero dovevano aprire gli occhi. Ma non c’era solo Berlinguer, c’era anche Aldo Moro a guastare la festa. Walters, dunque, mette in guardia interpretando sentimenti largamente diffusi nel suo paese e in vasti settori del governo americano. Conclude con un accorato appello che, per quanto poi accadrà nel nostro paese due anni dopo, più che apparire come una profezia, sembra l’incipit della tabella di marcia di un progetto destabilizzante: “credo sia un ingenuo malinteso l’idea che si ha del Partito Comunista Italiano. Se questa idea fosse adottata dalla politica degli U.S., i risultati per gli U.S., per la NATO e per il mondo libero saranno disastrosi“. Non sappiamo se vi sia diretta correlazione tra questo documento firmato dal Vicedirettore della CIA Vernon A. Walters e gli sviluppi della politica italiana, sappiamo solo che due anni dopo, il 16 marzo 1978, in Italia fu rapito e poi ucciso Aldo Moro, uno dei protagonisti, insieme a Enrico Berlinguer, di quella ipotesi di cambiamento che si chiamava Compromesso storico e che, come questo documento testimonia, non piaceva per nulla agli americani.

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